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Risparmiare energia cucinando: piccoli accorgimenti che dimezzano i consumi quotidiani

📅 26 Agosto 2026✍️ di Manuela Galvani⏱️ 6 min di lettura

L’altra sera, mentre preparavo una minestra con i fagioli coltivati nell’orto dietro casa, ho notato che il fuoco sotto la pentola era ancora altissimo dopo venti minuti. Un’abitudine vecchia di decenni, quella di credere che il calore massimo acceleri la cottura. Mia madre faceva così, e sua madre prima ancora. Ma è proprio così che bruciamo denaro e spreco di energia. Quella sera ho abbassato la fiamma al minimo, ho coperto la pentola con un coperchio e ho finito di leggere il giornale. Il risultato? Fagioli perfetti, meno gas consumato. Da quel momento ho iniziato a osservare ogni gesto in cucina, ogni scelta apparentemente insignificante che, ripetuta giorno dopo giorno, si trasforma in un’opportunità di risparmio concreto.

Vivere in collina, alle spalle di Reggio Emilia, mi ha insegnato che le risorse non sono infinite. Quando ho deciso di trasferirmi qui dopo la pensione, ho ereditato una casa costruita negli anni sessanta, con impianti che consumavano come forni accesi. Insieme ai vicini abbiamo lanciato il progetto di scambio di semi e prodotti locali, e con questo è arrivata naturalmente la consapevolezza che sprecare energia in cucina significa sprecare il frutto del nostro lavoro negli orti. Ogni contadina che cuoce conserve durante l’estate sa bene quanto sia oneroso mantenere il fuoco acceso per ore. Da qui è partita la mia ricerca di piccoli accorgimenti che riducessero i consumi senza compromettere la qualità delle preparazioni.

La pentola: il primo alleato del risparmio

Ho scoperto che la scelta della pentola è fondamentale, più di quanto immagini. Una pentola con il fondo piatto, grande abbastanza per coprire completamente la fiamma, permette una trasmissione del calore più efficiente. Se il diametro della pentola non corrisponde a quello del bruciatore, il calore si disperde nei lati e buona parte dell’energia finisce letteralmente in aria.

Quando preparo le marmellate, uso pentole in acciaio inossidabile con spessore notevole. Il calore si distribuisce uniformemente e non devo mescolare costantemente per evitare che il fondo bruci. Copro sempre con il coperchio durante la fase iniziale di riscaldamento: il tempo di cottura si riduce di un terzo, talvolta ancora di più. Mia vicina Anna, che come me coltiva ciliegie e fragole, mi ha insegnato un trucco ulteriore: dopo l’ebollizione, abbasso subito la fiamma al livello minimo necessario per mantenere il bollore. Non serve una fiamma infuocata per fare evaporare l’acqua in una conserva. La pazienza premia, il consumo cala drasticamente.

Un dettaglio che nessuno sembra considerare: pulire il fondo della pentola prima di metterla sul fuoco. Se c’è umidità o residui, il calore penetra meno bene. Io asciugo sempre accuratamente il fondo con un canovaccio pulito.

Acqua fredda e cotture intelligenti

Quando devo cuocere la pasta, la verdura o i legumi secchi, parto sempre da acqua già calda dal Riscaldamento dell’acqua|bollitore elettrico. So che sembra logico, eppure ho visto donne caricare pentole di acqua fredda sul fuoco e aspettare che bollisse completamente. Perdono fino al quaranta per cento di energia rispetto a chi usa il bollitore prima. Il bollitore elettrico consuma meno perché l’elemento riscaldante è immerso direttamente nell’acqua, senza dispersione verso l’aria e i lati della pentola.

Per le verdure, ho imparato dalla tradizione contadina una tecnica che mia nonna praticava per necessità e che oggi scopro essere anche ecologica: cuocere insieme ingredienti che richiedono tempi simili nella stessa pentola, magari con un velo di olio e un soffritto leggero. Carote, cipolle e sedano per il brodo vanno insieme, non ognuno nella sua pentola. Ho ridotto il numero dei bruciatori accesi da quattro a uno, e la qualità del piatto rimane eccellente, se non migliore.

Per la pasta fresca, che preparo almeno una volta a settimana con le uova delle galline del nostro scambio, utilizzo una pentola stretta e alta. Serve meno acqua, il tempo di ebollizione diminuisce e la pasta assorbe meno umidità inutile. Un gesto che dura secondi durante la preparazione dell’impasto, ma che ripaga mese dopo mese in bolletta.

Il forno: consumi ridotti con pianificazione

Il forno è il nemico numero uno di chi vuole risparmiare energia, almeno così ho creduto per anni. Poi ho capito che il nemico non è il forno in sé, ma il modo di utilizzarlo. Accendo il forno solo quando ho almeno tre o quattro preparazioni diverse da inserire contemporaneamente. Una volta raggiunta la temperatura, il calore è già pagato, quindi sfrutto lo spazio a disposizione completamente.

Quando cuocio le conserve in barattoli sterilizzati, per esempio, metto sul ripiano superiore i vasetti con le marmellate quasi pronte e su quello inferiore una teglia con le tisane secche da essiccare ulteriormente. Il forno lavora una sola volta, per scopi diversi. Inoltre, non apro lo sportello se non è necessario. Ogni apertura abbassa la temperatura interna di almeno quindici gradi, e il forno deve consumare energia per recuperare.

Ho rimosso la ventilazione forzata durante la cottura quando è possibile. La Convezione termica|convezione naturale basta nella maggior parte dei casi, specialmente per il pane fatto in casa. Se la ricetta non lo richiede espressamente, lascio il forno statico. Consuma meno e asciuga meno gli alimenti.

Abitudini quotidiane che cambiano tutto

Piccole scelte ripetute ogni giorno moltiplicano l’effetto. Non lessate mai le verdure in acqua abbondante quando potete usare il vapore. Una vaporiera, anche semplice, ha un consumo ridotto e preserva i nutrienti. Quando preparo i brodi per le conserve, uso il riso o la pasta avanzati del giorno prima, ammorbiditi nell’acqua prima di aggiungere gli ortaggi. Riduco il tempo di cottura complessivo e il fuoco rimane acceso meno tempo.

La sera, prima di dormire, preparo sempre gli ingredienti per il giorno dopo: se la zucca deve essere cotta la mattina, la affetto la sera e la copro. Se i legumi devono ammorbidirsi, li tengo in ammollo tutta la notte. Quando accendo il fuoco, parto con ingredienti già pronti, non con la preparazione ancora cruda. Questo taglio fino al venti per cento il tempo di cottura.

Ho anche riscoperto le preparazioni a freddo. Durante l’estate, quando il caldo è peccato accendere il forno, uso ingredienti dell’orto per insalate, gazpacho, smoothie freddi di frutta. Zero consumo energetico, massima resa nutrizionale. È semplicemente un ritorno a quello che le nostre nonne facevano per natura, non per scelta consapevole.

Dopo mesi di piccoli accorgimenti, ho notato che la bolletta del gas è calata di circa il venti-trenta per cento, e la qualità dei piatti è rimasta intatta. A volte è migliorata. Perché cucinare lentamente, con attenzione, usando ingredienti a km zero coltivati con cura, significa già prendersi cura della qualità. L’energia risparmiata è solo il riflesso tangibile di un modo diverso di stare in cucina, consapevole e consono a chi sa che le risorse vanno rispettate. Come accadde quella sera con i fagioli, spesso basta una fiamma più bassa e un po’ di pazienza per scoprire che ciò che guadagniamo in risparmio non è nulla rispetto a quello che non perdiamo in qualità.

Manuela Galvani

Pensionata, Manuela ha ereditato una casa in collina e organizza scambi di semi e prodotti tra i vicini. Utilizza ingredienti a km 0 e promuove la cultura della conservazione casalinga di frutta e verdura, tramandando antiche preparazioni di marmellate, tisane e ortaggi sott’olio.